Sommario
Questa è la domanda che mi fanno più spesso, e quasi sempre me la fanno tardi. Tipo mercoledì pomeriggio, con mezza parete fatta, il rullo che comincia a tirare e la certezza che il colorificio chiude alle sette.
Il calcolo in sé è una moltiplicazione e una divisione. Il problema è che quasi tutti lo fanno sui metri sbagliati e con una resa che non esiste nella realtà. Vediamo come si fa per bene, che poi dura cinque minuti.
I metri quadri non sono quelli che pensi
Quando uno mi dice “ho una stanza da venti metri”, sta parlando del pavimento. Ma il pavimento non lo dipingiamo. Quello che ci interessa è la superficie delle pareti, che è un’altra cosa e di solito è il doppio abbondante.
Prendi il metro, misura le pareti una per una e sommale. Poi moltiplica per l’altezza del soffitto. Fine.
Facciamo un esempio vero, una camera da letto normale di 4 metri per 5, con il soffitto a 2,70 che è l’altezza standard di quasi tutti gli appartamenti costruiti dagli anni Sessanta in poi:
- Le quattro pareti misurano 4 + 5 + 4 + 5, cioè 18 metri di perimetro
- 18 moltiplicato per 2,70 fa 48,6 metri quadri di parete
Ecco. Da una stanza “da venti metri” sono usciti quasi cinquanta metri quadri da coprire. È in questo passaggio che si genera quasi tutto lo sbaglio di quantità, e da lì in poi il conto è sbagliato a prescindere da quanto sei bravo a dividere.
Se il soffitto non è dritto
Nelle mansarde e nei sottotetti l’altezza cambia da una parete all’altra. In quel caso non c’è una formula: si misura parete per parete, si moltiplica ognuna per la sua altezza media e si sommano i risultati. Sulle falde inclinate misuro la lunghezza reale della pendenza, non la proiezione a terra, perché di pittura ne va sulla superficie vera.
Nelle case d’epoca invece si sale: soffitti a tre metri, tre e mezzo, a volte di più. Un salone di Milano centro con i soffitti alti può avere la stessa metratura a terra di una camera moderna e il doppio di superficie da dipingere. Non fidarti mai a occhio, misura.
Porte e finestre: quanto togliere davvero
Una porta interna standard sta intorno a 1,8 metri quadri. Una finestra media, 1,5. Un portafinestra arriva tranquillamente a 2,5.
Puoi toglierli dal totale, ma non essere tirchio. Attorno agli infissi non si lavora di rullo: si fa il bordo a pennello, si rifinisce, si torna indietro, e su quei centimetri si consuma proporzionalmente più prodotto che su una parete libera. Il mio criterio pratico è togliere circa tre metri quadri per una porta più una finestra, e non stare a spaccare il capello.
Se invece la stanza ha una parete quasi tutta a vetri — capita nei soggiorni moderni — allora sì, lì la sottrazione va fatta seriamente, perché parliamo di sei o sette metri quadri che spariscono.
Il soffitto si conta a parte, e mangia di più
Se tinteggi anche il soffitto, aggiungi la superficie del pavimento: nell’esempio di prima, 4 per 5 fa 20 metri quadri.
Ma attenzione, perché il soffitto consuma più delle pareti. Un po’ perché lavorandoci sopra il rullo lascia il prodotto in modo meno uniforme, un po’ perché lo si carica di più per evitare che goccioli, e un po’ perché i soffitti sono spesso più assorbenti — soprattutto se non sono mai stati ridipinti. Sulla mia esperienza, aggiungo mentalmente un dieci o quindici per cento sulla quantità calcolata per il soffitto.
La resa vera: quanto copre un litro in una casa vera
Sul barattolo trovi scritte rese che vanno dai dieci ai dodici metri quadri al litro, a volte di più. Quei numeri non sono falsi: sono misurati in laboratorio, su un supporto perfetto, con una mano sola stesa in condizioni ideali.
Tu invece dipingi un muro vero, che ha assorbito umidità per anni, magari con una vecchia pittura sotto, e ci passi due mani perché altrimenti non copre.
Il numero che uso in cantiere, e che negli anni si è sempre dimostrato affidabile, è circa 7,5 metri quadri per litro a lavoro finito, cioè a due mani. Non è una resa pessimistica: è quella reale.
Riprendiamo la nostra camera:
48,6 metri quadri diviso 7,5 fa 6,5 litri.
Che significa, in barattoli: uno da 5 litri non basta. Ti serve un 5 più un 2,5, oppure direttamente un 10 litri se poi vuoi fare anche il soffitto — che porterebbe il totale intorno ai 9 litri e mezzo.
Una tabella per non rifare i conti ogni volta
Superficie di parete da trattare, e litri per due mani:
- Fino a 20 m² — una cameretta piccola o un bagno: circa 2,5 litri
- Da 20 a 40 m² — una camera media: circa 5 litri
- Da 40 a 60 m² — una camera grande o un soggiorno: circa 7,5 litri
- Da 60 a 80 m² — un soggiorno ampio o due stanze insieme: circa 10 litri
- Appartamento intero di 70-90 m² calpestabili, pareti e soffitti: dai 25 ai 35 litri
Su quest’ultima riga la forbice è larga apposta. Fra un appartamento con i muri lisci e già dipinti di bianco e uno con le stanze piene di colori scuri e i fondi da fissare, la differenza di consumo è davvero di dieci litri.
Cosa fa salire il consumo, in ordine di gravità
Il fondo assorbente
È il primo imputato. Intonaco nuovo, rasature appena fatte, vecchie tinte a calce che sfarinano sotto le dita: sono superfici che bevono. La prima mano sparisce dentro il muro e non copre niente, e tu ti ritrovi a darne tre.
La soluzione non è comprare più pittura, è mettere il fissativo prima. Costa poco, si stende in fretta, e uniformando l’assorbimento ti fa risparmiare più prodotto di quanto ne costi. Chi salta il fissativo per fare prima finisce quasi sempre per spendere di più.
Un modo semplice per capire se il muro è assorbente: bagna un dito e passalo sulla parete. Se la macchia d’acqua sparisce in pochi secondi, il muro beve.
Il colore che c’è sotto
Coprire una parete scura con un chiaro non si fa in due mani. Non ci si riesce quasi mai, per quanto la pittura sia coprente. I rossi e i blu intensi sono i peggiori: continuano a trasparire anche alla terza passata.
In quei casi conviene partire con una mano di bianco come base neutra, e solo dopo dare le due mani del colore finale. Sembra lavoro in più, ma di prodotto ne va meno che a insistere con quattro mani del colore.
La pittura troppo diluita
Questo è l’errore del fai da te ottimista. Si aggiunge acqua pensando di allungare il prodotto, e in effetti sul momento sembra rendere di più. Poi però copre meno, ti obbliga a una mano in più, e alla fine hai consumato uguale con un risultato peggiore: film sottile, meno lavabile, più fragile.
La diluizione va fatta, ma nelle percentuali che indica il produttore, che di solito stanno fra il dieci e il trenta per cento a seconda del prodotto e della mano.
Il rullo sbagliato
Un rullo a pelo lungo trattiene molto prodotto e lo rilascia in modo irregolare: su una parete liscia ti fa consumare di più e ti lascia la buccia d’arancia. Su parete liscia si va di pelo corto o medio; il pelo lungo si usa sulle superfici ruvide, dove serve entrare nelle asperità. Per i bordi degli infissi e le superfici piccole si passa al rullino, che dà molto più controllo.
Anche la tecnica conta: chi carica troppo il rullo e poi lo sfianca sul muro consuma più di chi lo scarica bene sulla griglia e stende in modo regolare.
Compra sempre un po’ più del necessario
Questo non è un consiglio commerciale, è tecnico, ed è forse la cosa più utile di tutto l’articolo.
Se finisci la pittura a metà lavoro e torni a comprarne, il barattolo nuovo può venire da un lotto di produzione diverso. Sui bianchi la differenza è minima e spesso non si nota. Sui colori tinteggiati a macchina, invece, fra un lotto e l’altro può esserci uno scarto di tono piccolissimo — impercettibile a barattolo aperto, evidentissimo su una parete asciutta con la luce di taglio del pomeriggio.
Ed è il tipo di errore che scopri solo alla fine, quando hai già smontato tutto, rimesso i mobili a posto e non hai nessuna voglia di ricominciare.
C’è poi il motivo più banale e altrettanto importante: fra due anni prenderai una botta con lo spigolo di un mobile, o tuo figlio disegnerà sul muro. Con il barattolo avanzato in cantina fai il ritocco in dieci minuti con lo stesso identico colore. Senza, ridipingi la parete intera per una macchia grande come una mano.
