Anche se vanta circa due secoli di storia, l’anilina è ancora oggi uno dei materiali più comunemente utilizzati in edilizia. Il termine tanto suonerà familiare tra chi è del mestiere quanto oscuro tra chi non lo è. Per farla breve, si tratta di un composto organico, adottato in molteplici contesti.  

 

Anilina: scoperta figlia del caso

Prima di buttarci a capofitto sulle caratteristiche specifiche dell’anilina, risulta interessante ricordare la genesi. Inizialmente chiamata “cristallina”, la sostanza fu casualmente scoperta nel 1826 da Otto Unverdorben. Il chimico e mercante tedesco stava in realtà cercando di sintetizzare la chinina, quando ha avuto una “sorpresa”. 

Nel 1841 fu chiamata anilina; nel momento in cui C. J. Fritzsche, mentre trattava l’indaco con potassa caustica, estrasse l’olio. Alla sostanza conferì il nome della pianta da cui l’indaco è ricavato, Indigofera anil. Nell’industria vi si fece ricorso nella sintesi della mauveina, un colorante viola, per attingere una tonalità intermediaria. E anche per il “nero inferno”, usufruito dai calzolai durante la colorazione delle pelli.  

 

Anilina: che cos’è

Scientificamente chiamata amminobenzene o fenilammina, l’anilina fa parte delle ammine aromatiche. Allo stato puro si presenta come un liquido oleoso e incolore con una profumazione non granché intensa. Può essere miscelata insieme a gran parte dei solventi organici; secondo l’intensità, se ne ricavano colori sintetici che spaziano dal blu al viola, fino al nero. 

Sotto forma di polvere, l’anilina è impiegata per tinteggiare le pelli nel settore del restauro. Grazie a questa aggiunta il legno può acquisire varie tonalità: giallo, marrone, rosso, verde e viola. Pur non particolarmente nota, è inoltre adoperata come colorante per i tessuti, anche se non è parecchio resistente ai lavaggi. Inoltre, irrigidisce il tessuto nel caso della lana, per cui viene meno la sua tipica morbidezza. 

 

In base al solvente applicato, sono commercialmente disponibili numerose tinte in polvere a base di anilina. I solventi che si possono impiegare sono:

  • l’acqua;
  • l’alcool;
  • i grassi. 

 

A cambiare è il grado di evaporazione, più o meno rapida. Quella dell’acqua è più lenta e perciò pure i meno esperti hanno modo di ottenere risultati soddisfacenti. Per questo l’alcool è maggiore e il suo ricorso impone attenzione nell’evitare la formazione di aloni.

 

Rispetto ad altre soluzioni, i colori a base di anilina per legno sono meno coprenti. Di conseguenza, hanno una resa finale naturale, lasciando visibili le classiche striature delle superfici lignee. I restauratori vi fanno puntualmente ricorso per la sua capacità di correggere imperfezioni o per ritoccare la gradazioni dei mobili di legno. 

 

Tocco vintage

Per via del tocco vintage che dona, l’anilina è usufruita pure nelle operazioni di tinteggiatura delle pelli. E, se sfruttato da additivo della gommalacca, può creare riflessi colorati, che ben si adattano a decorare complementi d’arredo. L’effetto è di un antico fascino senza tempo.  

Ad ogni modo, usufruire l’anilina come colorante sintetico risulta piuttosto semplice. Non c’è bisogno di aver maturato competenze professionali. Gli appassionati del fai da te impareranno a conoscerne le proprietà e apprenderanno presto le modalità d’uso. 

Anilina all’acqua

L’anilina, concentrata in polvere, dà vita, disciolta nell’acqua, a un potente colorante applicabile sul legno. Lo renderà brillante, esaltando l’aspetto granuloso delle pelli. Tra i numerosi vantaggi offerti, è poi pratica ed ha una buona stabilità alla luce. 

Per prima cosa, bisogna scioglierla in acqua tiepida (il rapporto è di circa 10 g per litro d’acqua); dopodiché la si mescola per rimuovere i grumi. Una buona dritta è quella di preparare tutta la quantità occorrente e testare la cromatura su una superficie. In tal modo, sarà possibile stabilire quanto passate necessita il legno prima di ricavare la gradazione preferita. 

 

Dopo aver definito l’intensità, tocca procedere alla stesura dell’anilina: 

  • a immersione;
  • a spruzzo;
  • con il pennello;
  • tamponando mediante una piccola spugna.

 

La via più rapida? Senza nulla togliere alle altre, con il pennello. 

 

Anilina all’alcool

Con la versione precedente, l’anilina all’alcool condivide il procedimento e le tecniche di applicazione. Questa opzione richiede lo scioglimento di circa 20 grammi di polvere in un litro d’alcool etilico denaturato. È bene evitare passaggi ripetuti nel medesimo punto, altrimenti c’è il rischio di lasciare macchie e aloni. L’alcool (lo abbiamo già detto) evapora più in fretta.

 

Anilina ai grassi

La variante finale è l’anilina ai grassi adatta per colorare:

  • cere naturali e sintetiche;
  • resine;
  • oli.

 

Il processo va eseguito in moderate quantità di prodotto, che sia olio oppure cera. Aggiungere la soluzione in tutto il liquido e mescolare cercando di impedire il formarsi di grumi. La consistenza andrà bene se liscia e quasi “cremosa”. Se si tratta della cera, in via preliminare è ovviamente consigliabile lo scioglimento mediante riscaldamento.