La storia della pittura a tempera ha lontanissime origini. Addirittura fino alla fine del Medioevo era la più utilizzata dagli artisti. Il termine “tempera” deriva dall’italiano arcaico “tèmpra”, riferito al tipico movimento necessario per mischiare i diversi ingredienti; e donare così la giusta consistenza alla tinta.

 

Pittura a tempera: la storia

Secondo quanto testimoniano delle fonti scritte, era già molto comune fin nell’antica Grecia. Soprattutto per la tecnica dell’encausto, che consisteva nel mescolare dei pigmenti colorati con la cera fusa. Ad ogni modo, le pitture più antiche che conosciamo risalgono all’epoca etrusca. Questa popolazione italica aveva, infatti, l’abitudine di usare i colori a tempera per decorare le proprie tombe. Ovviamente, gli stessi romani impiegarono le tempere. A testimoniare l’ampio ricorso in antichità ci sono poi i ritratti del Fayyum. Trattasi di una serie di tavole lignee ritrovate in una necropoli egiziana; in un’area che, all’età dei Tolomei, era in buona parte composta da coloni greci.  

A testimoniare l’ampia diffusione di questa tecnica in epoca romana, come anche gli ottimi risultati raggiunti in quegli anni, ci sono del resto i ritratti del Fayyum: parliamo di una serie di tavole lignee pitturate con le tempere e ritrovate in una necropoli egiziana, in una zona che, ai tempi dei Tolomei, era composta in buona parte da coloni greci. 

La maggioranza di tali tavoli è stata proprio ricavata mediante la tecnica dell’encausto, che qui sembra aver raggiunto l’apice. Le tonalità, alquanto vivaci, generano un forte effetto impressionistico che, tuttora, lascia meravigliati. Poi nell’era bizantina, la tempera all’uovo cominciò a trovare applicazione almeno quanto l’encausto, per crescere sempre di più nel Medioevo. 

Il culmine nel Rinascimento

Nel Rinascimento si raggiunse il culmine: gli artisti del XV secolo, tuttavia, cominciavano già ad aggiungere piccole oli o essenze. Molti quadri arrivati fino ai giorni, tutt’oggi classificati come pitture ad olio, ospitano in realtà entrambe le tecniche.  

Non esisteva uno standard

C’era una volta in cui era impossibile affidarsi ad un negozio di accessori e vernici, né tantomeno esisteva l’e-commerce. Allora erano gli stessi pittori – perlopiù apprendisti – a preparare le palette nelle botteghe. Andavano a mescolare e temperare le tante sostanze richieste. Molteplici erano quelle leganti:

  • albume;
  • cera;
  • colla;
  • gomma (di vario genere);
  • lattice di fico;
  • oli; 
  • resina;
  • tuorlo.

Insomma, non c’era nessuno standard. Ciononostante è lecito affermare che i colori a tempera più canonici erano quelli a base di rosso d’uovo. A distinguerli dalle altre tinte la loro solubilità in acqua. Insieme ai leganti finivano mischiati i pigmenti. Alcuni erano economici e comuni, altri decisamente costosi e rari. Si pensi che talvolta attraversavano interi Paesi, come nel caso del celebre Blu Lapislazzuli, importato direttamente dall’odierno Afghanistan. 

La pittura a tempera nel 2020

Oggi le peculiarità dei colori a tempera sono piuttosto sfruttate. Tra i loro punti di forza c’è sicuramente la rapidità di asciugatura. Ma non bisogna fermarsi qui; il fatto di essere a base d’acqua rende più agevole la loro applicazione e diluizione. Per lavare i pennelli e gli strumenti adoperati è sufficiente passarli sotto acqua corrente, eventualmente aiutandosi con detergenti specifici.  

In commercio sono presenti i tradizionali tubetti a tempera. E numerosi marchi propongono pure dei set, perfetti per chi intende partire da zero con lo stretto indispensabile. Grazie alla facilità di amalgamazione, a partire dal bianco, dal nero e dai colori primari, è ricostruibile qualunque tinta desiderata. In un secondo momento, una volta accumulata la giusta esperienza, si potrà acquistare i colori che servono singolarmente. 

I pennelli appropriati

Oltre ai tubetti, il pittore deve disporre di una gamma di pennelli di varie dimensioni, sia morbidi sia di setola. In base al trattamento da eseguire, assumerà le sue decisioni. In aggiunta, occorrono:

  • due vasetti d’acqua;
  • una tavolozza;
  • uno straccio.

Infine, se vuoi asciugarli nella maniera corretta, sappi che in commercio ci sono i cosiddetti asciugapennelli. In altre parole, una specie di piccoli secchielli con una molla dove infilerai il pennello, a testa in giù. 

Pittura a tempera: su quale supporto dipingere?

Per cimentarsi con la pittura a tempera è essenziale individuare la superficie corretta: è fondamentale che sia porosa. L’invito è naturalmente di acquisire prima la dimestichezza con gli strumenti del mestiere. E, se non c’è il tempo e/o la voglia di sviluppare questa capacità, di interpellare un professionista. Qualcuno su cui poter davvero contare, poiché in possesso dei requisiti adatti a eseguire un ottimo lavoro.