Il distacco dell’impianto centralizzato in un condominio ha una serie di conseguenze che bisogna valutare per capire se convengono

Secondo la normativa vigente il distacco dell’impianto centralizzato va disincentivato. Infatti, installare la caldaia autonoma potrebbe essere molto più dispendioso. Quando si parla del distacco di tale tipo di impianto, molto spesso nei condomini vi sono una serie di polemiche. La normativa vigente in materia di contenimento energetico spinge sempre di più per mantenere un impianto unico. Si cerca di non consentire l’installazione di caldaie autonome, con lo scopo di tenere i consumi sotto controllo. Questo vale soprattutto, nella progettazione di un nuovo fabbricato o se si va a sostituire l’impianto esistente. Da un punto di vista energetico, questo genere di impianto è molto più adatto al contenimento. Con questi impianti, grazie ai moderni sistemi di regolazione, come ad esempio la presenza di valvole termostatiche, cercare di gestire il calore nella casa suddividendo i consumi è molto più facile.

Distacco dall’impianto centralizzato, i vantaggi

Provvedere in un condominio al distacco dall’impianto centralizzato aiuterà a risparmiare molta energia. La normativa prevede che è possibile prevedere il distacco, però è chiaro che non lo favorisce. In pratica, secondo la legge del settore, gli utenti possono distaccarsi dall’impianto centralizzato ma devono sempre tenere sotto controllo e verificare che non ci siano degli squilibri di funzionamento nell’impianto per gli altri condomini.

La linea guida della Cassazione

Sul tema del distacco dell’impianto centralizzato in un condominio si è espressa anche la Cassazione con la sentenza 32441 dell’11 dicembre 2019. Secondo gli Ermellini è anche possibile staccarsi dall’impianto centralizzato del condominio senza che ci debba essere l’assenso dell’assemblea. La cosa importante però, è che il condomino che si è staccato vada a sostenere la quota di spesa per conservare l’impianto e non mettere in pericolo l’intero funzionamento