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Gli investimenti sugli edifici e sulle varie infrastrutture sono in calo, la situazione per l’Italia risulta essere parecchio drammatica e purtroppo non ci sono margini di crescita o miglioramento che fanno ben sperare.

Gli architetti dicono che ci sono forti squilibri competitivi tra chi investe e chi non investe in innovazione tecnologica e ad aggravare il problema idrogeologico e sismico si aggiunge anche il cambiamento climatico che esaspera i territori, le città, la popolazione e il capitale fisso.

Il Pil, la riduzione degli investimenti, l’amministrazione totalmente inadeguata, il calo demografico, il modificarsi delle famiglie e dei comportamenti, delle dinamiche interne, tutto questo incide parecchio sul territorio italiano che ad oggi è definibile come un Paese a tempo ovvero un paese soggetto ad abbandono.

Serve un Piano per la rigenerazione urbana

Quindi ci si chiede: cosa bisogna fare? E’ necessario pensare a come ripartire, il Presidente del Consiglio Nazionale pone come punto di partenza la rigenerazione urbana con un piano nazionale di fiannziamenti, risorse ed agevolazioni fiscali.

Tutto ciò che rientra nel Piano della ripresa dell’Italia necessita però della partecipazione e della “creatività collettiva” delle comunità locali in modo da ridurre il consulo di suolo sia agricolo che urbano, cercare di dare maggiore valore al territorio rurale, all’agricoltura, quindi allo sviluppo pubblico e delle architetture sui il paese si è sempre poggiato.

Per quanto riguarda l’architettura è di fondamentale importanza che i progetti delle opere pubbliche vengano assegnati attraverso concorsi di progettazione che garantiscano totale trasparenza, concorrenza, pari opportunità, merito, insomma una selezione in regola degli architetti italiani migliori in modo da non limitare le potenzialità del progetto.